... quella del Purgatorio
Abbiamo iniziato a parlare del modo di venire in aiuto alle anime dei nostri cari, ancora in stadio di purificazione, al Purgatorio. Ma avevamo promesso, in agosto, di approfondire un po' meglio la natura di queste sofferenze purificatrici. Quindi, prima di proseguire nel discorso delle preghiere e Sante Messe, è bene tornarci sopra, ancora una volta. Basterà tener presente il modo di chiamarle, usate dal popolo "azzime sante del Purgatorio ", per capire che nella Chiesa permane da sempre una grande venerazione per esse.
Pertanto, esamineremo la loro condizione su tre versanti: quello della Fede, della Speranza e della Carità, perno di tutto il nostro rapporto con Dio.
Cominciando dalla Fede, in esse questa virtù teologale si è già trasforma nell' evidenza della Visione di Dio. Non si può parlare di Visione Beatifica, appunto perché è ancora impedita dalle scorie delle miserie umane che stanno purificando. Ma, intanto. è sempre Visione e non Fede: Dio non è più visto da esse nel tenebrore del pellegrinaggio terreno, bensì nell' evidenza di una visione diretta, che presto diventerà Lune di Gloria, causa vera della beatitudine eterna. Da questo punto di vista, la loro condizione è immensamente superiore alla nostra e più fortunata.
Quanto alla Speranza, quella che resta ad esse non riguarda più la Salvezza in sé: l'hanno raggiunta, grazie a Dio. Devono attendere che si completi la purificazione, per giungere alla Visione beatifica, di cui sopra. E, in questo senso, resta ancora in loro qualcosa che sa di Speranza teologale, sperano che il Padre presto le accolga nel Suo seno luminoso.
Per quello che attiene alla Carità, esse amano Dio in maniera assolutamente più perfetta di noi, che Lo amiamo attraverso il buio della Fede. Benché non possano ancora fruire del gaudio eterno, cioè dello stadio perfetto e giubilante di questo Amore, possono però amarlo come fine ultimo sostanzialmente raggiunto, che non potranno perdere mai più. E' una riflessione dalle dimensioni esaltanti.
Da quanto ci siamo limitati a prendere in esame, risulta che, pur trattandosi di uno stadio di sofferenza purificatrice, è sempre e solo sofferenza d'Amore,cioè trasfigurata in un atto d'Amore dolente, diciamo pure, appassionato.
Per cui:
- nessun paziente di questo mondo, nemmeno S. Liduina, nemmeno la nostra Ven. Lucia possono paragonarsi a loro, quanto ad accettazione amorosa delle sofferenze, riservate loro dalla disposizione divina,
- nessuno, nello stadio di viatore, può raggiungere una conformità così perfetta con Cristo crocifisso, come la conseguono loro, per la presenza delle tre virtù teologali, in misura eminente, di cuistavamo parlando.
E la ragione è che, nessuno di noi, ancora pellegrini sulla terra, è più sicuro di loro, quanto a Salvezza eterna, perché l'hanno già raggiunta, anche se ancora imperfettamente, dovendo solo completare, come insegna la dottrina cattolica, lo loro purificazione.










