
PROFESSIONE DI FEDE: CREDO
"A GIUDICARE I VIVI E I MORTI"
Ora, a questa proclamazione solenne della Chiesa, su questo evento conclusivo della storia umana il nostro Simbolo aggiunge "verà a giudicare i vivi e i morti". Questi due termini " vivi e morti " a cosa allude? Perché nel gergo e nell' accezione moderna hanno un significato chiaramente diverso, che mette in un certo imbarazzo chi le pronuncia, durante una celebrazione eucaristica.

Un riferimento implicito può vedersi nella prima Lettera di Paolo Apostolo alla comunità di Tessalonica, verso l'anno 53 della nostra era, dove afferma che, al ritorno del Cristo, si ritroveranno davanti a lui prima i morti, poi "noi, i vivi" ( cf ITes 4 16-17) . Ancora più esplicito l'apostolo Pietro, nella casa del centurione Cornelio, a Cesarea marittima: "(Dio) ci ha ordinato di annunziare al popolo e di
attestare che egli ( Gesù) è iI giudice dei vivi e dei morti.. costituito da Dio' (,At. 10.42).

Forse fra le prime generazioni la cosa veniva interpretata con riferimento alla convinzione che avevano ricavato dalla predicazione apostolica diretta, o da qualche loro scritto, di un ritorno molto ravvicinato del Cristo, per il giudizio finale. Questa attesa si era accentuata di troppo, da indurre ad es., s. Paolo a raccomandare di " non lasciarvi così facilmente confondere e turbare... Quasi che il giorno del Signore sia imminente" ( 2T 2,2). Oggi siamo piuttosto al di fuori di queste preoccupazioni e, di conseguenza. riusciamo a proclamare: " verrà a giudicare i vivi e imorti", pensando alla totale autorità concessa dal Padre al suo Unigenito, di giudicare Ia intera umanità, dal primo uomo all'ultimo, chiudendo definitivamente la nostra storia.

Quante cose possono emergere da una frase enigmatica come questa del Simbolo!




