Anche se con poca età è stata strumento dello Spirito Santo profetizzando la vita e la libertà del suo popolo. La santità é una grazia che lo Spirito Santo vuole dare a tutti, frattanto é Lui che cammina nel tempo manifestando al mondo questo dono dato a chi lotta giorno per giorno. Santa Rosa di Viterbo ancora giovanissima di età cominciò a esternare attitudini carismatiche di straordinario coraggio e amore al Signore. Venne al mondo in Viterbo nell'anno 1233 da una povera e umile famiglia veramente cristiana : quando aveva appena tre anni di età la sua storia ci racconta che per la sua preghiera Gesú ebbe una "zia".
Un anno fa ho avuto un impulso nuovo nella mia vita di sacerdote. La chiamerei quasi una... chiamata. La morte in un incidente stradale di tre ragazzi insieme mi ha posto la domanda: e tu che fai? Vuoi fermare, per quello che puoi, la morte? Vuoi mobilitare i giovani a non morire dentro e fisicamente e a scegliere la vita? Mi sembrarono le domande nuove di un'ordinazione sacerdotale in tarda età.
Non vi è disgrazia, non vi sono catastrofi, non vi sono dolori, per quanto inauditi siano, che, quando si soffrono per amor di Dio, non si trasformino in corona di gloria e di speranza.
A cosa servono belle strade e aeroporti, begli edifici di tanti piani, se vengono costruiti con il sangue dei poveri, che non ne beneficeranno?
Ateo non è solo il marxismo, ateo pratico è anche il capitalismo. Questo divinizzare il denaro, questo idolatrare il potere, questo porre falsi idoli da sostituire al vero Dio. Viviamo tristemente in una società atea.
Gesù, nel suo insegnamento, si è servito, per spiegare grandi ed eccelse verità, di esempi comprensibili a tutti, come le parabole, ed ha portato similitudini dove Lui si impersona in figure identificabili per gran parte della sua gente.
Il VALORE DELLA S.EUCARISTIA NELLA NOSTRA VITA. UNA RIFLESSIONE
Il valore della S.Eucaristia nella nostra vita é grandissimo, efficace e fortezza per la nostra missione che Gesú ci ha affidato. In un momento della celebrazione della S.Messa é consacrato il vino dove si trova il proprio sangue di Gesú, come é consacrato il pane dove si trova il suo proprio corpo, é in questo momento che stá presente lo Spirito Santo che agisce con il suo potere e la sua gloria. Tutta la celebrazione della S.Messa, dall'inizio alla fine, é um momento di grazia, onore e adorazione, un momento divino poi facciamo tutto questo per onore e gloria del Signore e per questo non dobbiamo mancare in nessuna maniera alla S.Messa principalmente alla Domenica che é il giorno del Signore e nei giorni dei Santi stabiliti dalla chiesa.
II 14 Maggio 1978 mi presentarono, davanti al fonte battesimale, una bambina di appena 50 giorni. lo, Don Lucio, chiesi ai genitori: "Che nome date a vostra figlia?". Emanuela mi dissero. Spiegai l'etimologia del nome "Emanuela" che significa Dio con noi. E non potevamo nemmeno ipotizzare che la piccola Emanuela un giorno si sarebbe consacrata a Dio nella via del dolore.
Emanuela: all'inizio della mia esistenza mi fu appeso al collo sul petto un viapass, per aprire il cancello d'ingresso, con scritto: battezzata, figlia di Dio. I primi anni li ho passati quasi sempre in braccio alla mia mamma, pensavo solamente a dormire e mangiare. All'età di sei anni ho trovato un grande cancello con la scritta "PERCORSO DELLA VITA". C'era un parcheggio immenso pieno di motorini, delle più svariate marche che io non conoscevo: amore - carità - fraternità - sacrificio - malattia - dolore ecc... Ho messo il mio viapass e mi è toccato in sorte il motorino marca "sofferenza".
Le ultime news di Don Gigi
prima della sua partenza dalla
missione salesiana in Brasile
Questa sera (24 maggio) con Raffaele e Nabia in autobus ci sará la partenza per San Paolo, il giorno successivo il volo per Monaco e poi quello per Ancona. Vivo due sentimenti contrastanti: il dolore di dover partire e la gioia di voler tornare. È una dura lotta interiore!
"Al nome sia de Iddio et della Gloriosissima Vergine Maria protettrice di questa casa e di tutti i Santi della Celestial Corte". Inizia così un libro di memorie scritte nell'anno 1576 da fra Vittorio d'Arezzo, sacrestano maggiore del convento di S. Maria della Quercia e con questa invocazione anche io ho voluto cominciare questa storia che vuole essere testimonianza della fede di tanti uomini e dell'aiuto che la Madre Celeste offre ai figli devoti, quali essi siano, ricchi o poveri, sapienti od ignoranti, Papi o Imperatori.
L'immagine raffigurante
la Madonna della Quercia
La Madonna, come tutte le mamme, non fa discriminazione tra figli; il suo aiuto è per tutti. Continuiamo a leggere ciò che scrive fra Vittorio: "Dapprima ricordo come questo nostro luogo dove è ora la Chiesa et convento si chiamava il Campo Gratiano et era luogo incolto, et boscareccio.
In quel tempo si trovava a Viterbo uno certo Mastro Battista Magnano Iuzzante molto timorato de Iddio et devoto della gloriosa Vergine Maria, il quale l'anno 1417 fece dipingere in un tegolo, di quelli che si cuoprono i tetti, una immagine della gloriosissima Vergine Maria con il suo figlio in collo, a un certo pittore detto per nome suo proprio Monetto". Mastro Battista posò la tegola su di una quercia che stava ai bordi di una sua vigna, vicino alla strada che conduceva a Bagnaia e lungo la quale spesso i ladroni attendevano i viandanti. E lì rimase per circa 50 anni in incognito; solamente alcune donne che le passavano davanti si fermavano per dire qualche orazione e per ammirare la bellezza di un tabernacolo naturale che una vite selvatica, abbracciata alla quercia, aveva fatto. Durante questo periodo un eremita senese, Pier Domenico Alberti, il cui romitaggio era ai piedi della Palanzana, andava in giro per le campagne e le cittadine dei dintorni di Viterbo, dicendo: "Tra Viterbo e Bagnaia c'è un tesoro".
Molta gente, spinta dall'avidità, iniziò a scavare ma, non trovando nulla, chiese spiegazioni all'eremita. Egli allora portò costoro sotto la quercia prescelta dalla Vergine ed indicò il vero tesoro: "LA MADONNA". Narrò anche come un giorno per arricchire il suo romitorio si fosse deciso a portare via la sacra immagine e come quella fosse ritornata sulla quercia. Questa era la ragione per cui annunciava la presenza di un tesoro in quel luogo. Una delle donne che spesso passavano davanti alla quercia si chiamava Bartolomea e ad ogni passaggio si fermava a pregare la Vergine. Un giorno decise di prendere la tegola ed di portarsela a casa. Dopo aver detto le orazioni della sera, Bartolomea andò a letto ma, svegliatasi, la mattina non trovò più la sacra icone.Pensò che i familiari l'avessero posta altrove, ma, non sentendo parlare nessuno dell'argomento, corse alla quercia e vide ciò che già aveva intuito: la tegola era ritornata miracolosamente al suo posto. Dopo non molto tempo ritentò il furto, ma sempre la sacra immagine tornò sull'albero. Bartolomea però non disse niente per non essere presa per pazza. Nel 1467 , durante il mese di agosto, tutta l'Etruria Meridionale fu colpita dal più grande flagello di quei tempi: la peste. In ogni luogo vi erano morti; nelle strade deserte solo pianti e lamenti. Molti si ricordarono dellImmagine dipinta sullumile tegola e come spinti da una forza inspiegabile accorsero sotto la quercia. Niccolò della Tuccia, storico viterbese, presente al fatto essendo uno dei Priori della città, dice che in uno stesso giorno 30.000 persone erano in Campo Graziano ad invocare pietà. Pochi giorni dopo, la peste cessò ed allora ritornarono in 40.000 a ringraziare la Vergine ed erano abitanti di Viterbo, con a capo il loro vescovo Pietro Gennari, di "Toschanella, Caprarola, Carbognano, Bassano, Soriano, Civitella, Bagnaia, Buomarzo, Vetralla, Luprano, Chanapina, Montefiascone, Vitorchiano, Ronciglione, et molti altri circumvicini" dice fra Victorio.Nei primi giorni di settembre di quello stesso anno accadde un altro fatto straordinario. Un cavaliere viterbese aveva molti nemici e un giorno fu sorpreso da essi fuori delle mura di Viterbo, solo e disarmato. Non sapendo come fronteggiare quel pericolo si diede alla fuga in mezzo ai boschi. Stanco e disperato sentiva le grida dei nemici sempre più vicine. Alla fine fu vinto dalla stanchezza e scorgendo sopra la quercia la sacra immagine di Maria si gettò ai suoi piedi ed abbracciando con gran fede il tronco dell'albero mise la vita nelle mani della Madre Celeste. I nemici arrivati sotto la quercia si stupirono di non vederlo più e si misero a cercarlo dietro ad ogni albero, ad ogni cespuglio e lo sfiorarono ripetutamente senza più vederlo in quanto era sparito ai loro occhi. Non riuscendo a trovarlo, dopo molto tempo, se ne andarono.Allora il cavaliere, dopo aver ringraziato la Madonna, ritornò a Viterbo ed a tutti raccontò quanto successo. Bartolomea lo sentì, ed incoraggiata da quelle parole, descrisse i miracoli di cui era stata protagonista. Ed andavano dicendo a tutti quanto era loro successo con così grande entusiasmo e fede che la devozione alla Madonna della Cerqua si allargò a macchia dolio e moltissime persone, provenienti dalle località più diverse dItalia, continuarono ad accorrere ai piedi della quercia ed a raccomandarsi alla Vergine. Molte furono le offerte per cui si decise di costruire un altare (1467) ed una cappellina di tavole e successivamente, dopo che da papa Paolo Il venne l'autorizzazione, di costruire una piccola chiesa (1467 - 22 ottobre).
In un primo tempo la custodia della piccola cappella fu affidata ai frati Gesuati che, non potendo amministrare i sacramenti, perché ordine religioso laico, fondato dal Beato Colombini di Siena, avevano l'incarico di aiutare i pellegrini e di raccogliere le offerte. E le offerte continuavano ad affluire con la moltitudine della gente e perciò, dopo che i frati dell'ordine dei Predicatori sostituirono i Gesuati (1469), si decise di costruire una grande chiesa che via via, anche per l'incremento che diedero ai lavori ed alla devozione alla Madonna i frati della congregazione di San Marco, discepoli del Savonarola, arrivati alla Quercia nel 1496, tutto il complesso raggiunse lo splendore attuale.Nel 1577, il giorno 8 aprile, ormai completata, la chiesa venne solennemente consacrata dal Cardinale Francesco de Gambara, in onore "Nativitatis beatissimae et gloriosissimae Virginis Mariae"; il cardinale gran devoto della Vergine della Quercia, volle, alla sua morte, essere sepolto ai piedi dell'altare della Madonna.Molti furono i Papi devoti dellImmagine dipinta su tegola . Paolo II, Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI, Giulio II, Leone X, Clemente VII, Paolo III, Giulio III, Paolo IV, Pio IV, San Pio V, che alla protezione della Madonna della Quercia aveva affidato l'armata cristiana che scofisse a Lepanto i turchi, Gregorio XIII, Sisto V, Clemente VIII, Paolo V, Urbano VIII, Innocenzo X, Beato Innocenzo XI, Innocenzo XII, Clemente XI, Benedetto XIII, Clemente XIV, Pio VI, per il riscatto del quale tutto il tesoro della basilica viterbese fu consegnato a Napoleone, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII.
LA CHIESA E IL CONVENTO
Un'ampia scalinata ci conduce in chiesa; a fianco si erge il campanile. L'insieme si presenta con una maestosità che lascia impressionati. Alla grandiosità del complesso fa riscontro la semplicità delle linee architettoniche, fuse in una armonia che testimonia il periodo di costruzione, il primo Rinascimento, e l'impronta di un grande artista quale autore del progetto. Infatti tutto il Complesso Architettonico, Chiesa e Convento, è quasi certo che siano stati progettati da Giuliano da Sangallo (1470). Del progetto iniziale ci rimangono copie dei disegni eseguiti dal nipote Antonio da Sangallo il Giovane, uno realizzato a mano libera ed uno, il successivo sviluppo, fatto con riga e squadra, che sono conservati presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. In linea di massima esso fu eseguito fedelmente e solo nel 1555 venne modificato da Nanni di Baccio Bigio, appartenente alla sangalliana", "setta cioè ai seguaci della dinastia dei Sangallo (Giuliano, Antonio senior ed Antoniojunior) che ridusse il disegno del convento e principalmente del chiostro grande, che poi venne detto del Vignola, forse perché questo grande maestro aveva assunto la direzione dell'azienda che i Sangallo avevano messo in piedi dopo la morte di Antonio junior In seguito, grazie all'apporto di numerosi grandi artisti, la chiesa si arricchì di tante opere d'arte che fanno di essa sicuramente la più bella espressione dell'interno.
L'interno è a tre navate. Misura in lunghezza 90 metri, in larghezza 24 metri ed il soffitto a cassettoni della navata centrale è alto da terra 19 metri. Negli anni 1973-1973, sono stati fatti dei restauri che hanno interessato principalmente le navate laterali ed il coro, che erano stati deturpati dai restauri ottocenteschi. Si è cercato di riportare tutto il complesso all'originale disegno di Giuliano, salvo il presbiterio. Nella sua semplicità il disegno è incantevole e lo sguardo scivola su capitelli, sguinci, rilievi e si soddisfa.Una pace interiore sembra avvolgere il visitatore, che è portato a fermarsi e a meditare. L'interno ricorda molto quello della Basilica di S. Lorenzo e della Chiesa di S.Spirito a Firenze, opere del Brunelleschi, di cui Giuliano da Sangallo fu il più fedele prosecutore delle indicazioni architettoniche. Le tre navate sono divise da otto colonne monolitiche ornate da bellissimi capitelli, opera di Domenico di Giacomo da Firenzuola (1499). arte rinascimentale nell'Alto Lazio.
IL PRESBITERIO
In fondo alla navata centrale, al centro del presbiterio, troneggia il capolavoro di Andrea Bregno (1490). Tutto in marmo bianco di Carrara , il tempietto racchiude la tegola miracolosa, posta ancora sullalbero antico. Nei vari pannelli si possono ammirare un presepe, le statue di San Pietro e di San Giovanni Battista a sinistra, quelle di San Paolo e di San Lorenzo a destra. Intorno al tempietto vi sono degli affreschi opera di Michele Tosini, detto il Ghirlandaio perché nepote e discepolo del più famoso Rodolfo Ghirlandaio, eseguiti nel 1570. Nelle pareti laterali, sulla sinistra San Domenico che tiene tra le mani un giglio e San Pietro Martire che regge una palma; sulla destra San Tommaso dAquino e San Vincenzo Ferreri. Sulla facciata posteriore è dipinta la scena del miracolo del cavaliere che la Madonna rese invisibile agli occhi dei nemici. Fra i pilastrini sono dipinti Sant'Antonino, arcivescovo di Firenze e Santa Caterina da Siena. Allinterno, sopra il tronco della quercia che l'ospitò la prima volta, ed alla quale, tolta, sempre ritornò, riposa da più di 500 anni la Tegola dipinta da mastro Monetto, racchiusa in una cornice d'argento massiccio, dono del Cardinale Alessandro Montalto (1604). La pittura è una tipica Madonna del XV sec. La Vergine ricorda, in alcuni particolari, le immagini bizantine. Gesù bambino si volge a Lei, tenendo tra le mani una rondinella. Tutto il quadro sembra voler esprimere questo concetto: Gesù che chiede alla Madre "Che vuoi che faccia?" e la Vergine, con uno sguardo che non si dimentica, indica al Figlio il fedele in preghiera. E uno sguardo che penetra, che scende nell'anima, che indaga, che assolve, che consola, che calma, che rassicura, che incoraggia.
Il tempietto con
l'immagine della
Madonna della Quercia
Il fedele si alza, dopo aver pregato, sicuro che la Madonna non lo abbandonerà e gli occhi della Vergine gli rimarranno per sempre nella memoria. Si racconta che mastro Monetto, mentre faceva il quadro della Madonna, arrivato al volto di Maria, si addormentasse. Mentre era assopito sognò che degli angeli avevano eseguito il viso della Vergine. Svegliatosi infatti lo trovò già completato. Non gli rimasero da fare perciò che i veli e le rifiniture. Forse una leggenda, che però dice come, a tutti, questi occhi lascino un profondo ricordo. Sul frontone centrale un affresco del 1866, opera del Gavardini, in cui è raffigurata l'incoronazione di Maria. Opera del Prosperi sono invece gli affreschi della cupola (1867), che architettonicamente richiama molto i motivi di quella che il Brunelleschi fece a S. Maria del Fiore in Firenze. E da dire che tutto il Presbiterio fu modificato dai restauri eseguiti nel 1861-1880 e che inconsapevolmente deturparono il progetto onginale. Furono abbattuti infatti le due pareti, che dividevano il presbiterio dalle cappelle laterali e sulle quali pareti Maestro Giovanni de Vecchi dal Borgo di San Sepolcro, nel 1567, aveva dipinto dei bellissimi affreschi, che purtroppo andarono distrutti.
IL CHIOSTRO DELLA CISTERNA
Usciti dalla Sacrestia, attraversando a sinistra un bel portale, scolpito da Domenico di Giacomo da Firenzuola e da Bernardino da Viterbo (1502), si entra nel chiostro. A due ordini, quello in basso riecheggia lo stile gotico viterbese, quello in alto è rinascimentale puro. Questo chiostro è detto, senza nessun fondamento, del Bramante.
Un'immagine del chiostro
Il visitatore, appena entrato, si sente invaso da una pace interiore impressionante. Solo un grande artista avrebbe potuto realizzare ciò: Giuliano da Sangallo, quasi certamente lautore del progetto, ha compiuto infatti un capolavoro.Alla sua costruzione lavorarono numerosi e valenti maestri tra i quali Maestro Bartolino da Como, Giacomo di Sermona, Giacomo di Rempiccia e Maestro Danese da Viterbo, allautorità del quale si deve se la parte inferiore (1481) riecheggia il chiostro di S. Maria in Gradi a Viterbo. La parte superiore fu realizzata nel 1511-1513. Attraverso tre archi ribassati si accede allinterno del chiostro. Al centro è una cisterna, opera di Bruno di Domenico di Desiderio da Settignano e Maestro Capo Corso. scalpellino (1508).
Sopra larchitrave è scritto: "Qui bibit ex aqua hac sitiet iterum" cioè: "Chi beve questa acqua avrà sete di nuovo ", con chiaro riferimento alle parole che di Gesù disse alla Samaritana. Negli ambulacri inferiori sono affrescati numerosi miracoli, fatti dipingere dai frati, nel timore che andassero distrutte le tavolette votive presenti in chiesa. Gli affreschi sono del XVII secolo. Vi lavorarono sicuramente: Pompeo Carosi (1602), Camillo Donati (1603-1604), Ludovico Nucci (1607).
Prof. Gianfranco Ciprini
www.madonnadellaquercia.it
Nessun cattolico convinto ha dubbi sulla legittimità delle preghiere e opere buone, indirizzate a Dio, in suffragio delle anime dei defunti. Ma adesso qualche voce si sente, di chi non sa darsi ragione se valgano qualcosa. E' bene chiarirlo. Anzitutto richiamiamo alla mente quanto si è detto sul significato etimologico della parola "suffragio". Oggi ha il significato inconfondibile di preghiera per i defunti. In realtà, il termine latino "suffragium" vuol dire semplicemente "un aiuto".
" Io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificheró la mia Chiesa"
La chiesa sempre commemora la Cattedra di San Pietro da tempi lontanissimi. Fino dal IV sécolo, con questa celebrazione si vuole far risaltare il fatto che, come un dono di Gesú Cristo per noi, l'edificio della sua chiesa si appoggia sul principe degli apostoli, il quale gode di un aiuto divino particolare per eseguire questa missione. Cosí lo manifestó il Signore in Cesarea di Filippo. In effetti, soltanto Pietro é scielto perché sia proposto alla economia divina, che chiama tutte le genti alla salvezza e sia il capo di tutti gli apostoli e di tutti i padri della chiesa (San Leone Magno)
Una riflessione a cura del Dott. Alberto Rossini( Brasil)- nostro collaboratore
Vedendo che la moltitudine di persone stanche e abbattute lo seguivano Gesú sentí nel fondo del suo cuore una intensa compassione, ( Mt 9,36) In tutte le circostanze quello che muoveva Gesú era la misericordia, con la quale leggeva nei cuori dei suoi interlocutori e dava risposte alle necessitá piú autentiche che avevano. Esiste un cuore aperto pronto per accogliere. Le mani sollecite si direzionano verso noi, ci tirano dal male e ci colloca in battaglia. Dal fondo del pozzo nasce un uomo nuovo unica e esclusivamente por volontá di Dio. Noi siamo la sua opera viva, piena di speranza .
E' così consolante intuire che l'aspetto più intimo dell'assistenza materna di Maria in nostro favore passa esattamente attraverso queste stesse linee; fin dalle prime fasi del cammino verso Dio.
Tutti sanno che in esse anche una difficoltà di scarsa importanza potrebbe scoraggiarci, spingendoci al punto di partenza, rappresentato da quello che, sotto sfumature diverse, viene chiamato momento di conversione, o primo vero incontro con Cristo.
Santo e Glorioso il corpo della Vergine Maria. I grandi padri e dottori della Santa Chiesa Apostolica giá parlavano della Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina giá viva nella coscienza dei fedeli e da essi giá professata: ne spiegavano ampiamente il significato e approfondivano il contenuto mostrando grandi ragioni teologiche. La beata Vergine Maria é stata preservata dalla corruzione ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la madre ricopiasse il modello del suo figlio amato Gesú.
"Il Signore ha fatto cose grandiose in me " Luca 1.49
Dopo il Concilio Vaticano Secondo cominciamo a cogliere i frutti dell'equilibrio e della forza dello Spirito, presente nella storia del popolo di Dio e della umanitá in tutto il suo contesto. Una delle espressioni di questo sembra essere la riscoperta della modernitá e attualitá di Maria. Movimenti sociali, politici e religiosi guardano verso Maria con rinnovato interesse alla luce delle nuove realitá della nostra storia. I movimenti femministi vedono in Maria una donna forte, sicura e capace, una giovane che riflette prima di prendere decisioni, capace de assumere per conto proprio il destino della vita senza necessitare di consigli o approvazioni di nessuno, neppure del proprio marito.
28° Domingo do Tempo Comum 12 Outubro 2014 Uma reflexão
A liturgia desse domingo do Tempo Comum utiliza a imagem de um banquete para descrever esse mundo de felicidade,de amor e alegria sem fim que Deus quer oferecer a todos os seus filhos amados.