
Ritorna, Signore:
fino a quando? (sl 90/89 )
È l'invocazione di chi ha urgente il desiderio ed è addirittura in vista della meta.
"Vieni": è l'incontro del compimento; è l'abbraccio dell'eterno amore; è il bacio della gioia infinita.
Ma per dire "Vieni" insieme, da una parte e dall'altra, la condizione non deve essere dissimile, distante, diseguale.
"La vostra nominanza è come l'erba, che viene e va" (Dante, Purgatorio XI, 115-116): "come l'erba che germoglia, alla sera è falciata e secca" (Sol 90189, 5-6).
Dal profondo di questa consapevolezza impastata di amarezza e sconforto S. Agostino pregava: "Ma tu, Signore, non disprezzare questo filo d'erba che ha sete di te"!
Risuona, allora, al posto del "Vieni", un'altra invocazione: "Ritorna"!
"Ritornate", lo dice anche Colui che ha un giorno di mille anni, Colui che è da sempre e per sempre. Così il Tempo entra in relazione con l'Eterno.
Da questo incontro tra la Solidità e la Permanenza e chi è esile e provvisorio si sprigiona la speranza, la fiducia.
Si scopre così - come già aveva fatto S. Agostino - il canto della patria, gioia piena di chi è giunto alla meta; e c'è il canto del cammino, grido di desiderio di chi coltiva nel cuore la speranza e da essa sente zampillare il coraggio della preghiera e della sapienza.
Quando il cuore sperimenta la dolcezza sussurriamo "Vieni".
Quando l'ombra dell'amarezza ci avvolge gridiamo "Ritorna".
E Lui è vicino "da sempre e per sempre", come gioia serena o come lucida speranza.
Lorenzo Chiarinelli
Vescovo di Viterbo




