Sono cresciuto in Parrocchia con le tue canzoni in mezzo alla mia gente e ai miei ragazzi. Le ho suonate sempre con la fisarmonica. Verresti a un mercoledì di Quaresima che faccio con i giovani della Diocesi nella Cattedrale di Molfetta?. Fu questo il mio primo incontro telefonico con il Vescovo don. Dissi di sì e partii, allora, con la mia chitarra prendendo un aereo per Bari.
Ulteriori news sulla missione
di Don Gigi a Tres Lagoas, Brasile
Che strana sensazione il tempo in Brasile! Sembra tanto (ci alziamo alle 5,30) e ti vola via, come gli uccelli che sorvolano loratorio. Non lafferri mai e ti domandi spesso: che cosa ho fatto oggi? Peró le giornate sono piene e quando terminano (ore 22,30) sei stanco che crolli sul letto.
Stiamo percorrendo i quaranta giorni che ci portano, con lAscensione, alla definitiva partenza di Gesù, che ritornerà, terminata la sua missione, al Padre.
Gli Apostoli sono ormai quasi del tutto convinti che il Maestro è risorto ed ha sconfitto la morte.
Ma aumentano le perplessità. Perché Gesù non si ferma a fervorini di incoraggiamento, ma indica chiaramente la missione che i suoi discepoli devono compiere.
Non vedono con chiarezza il percorso che devono seguire, anche se Lui dice espressamente: Io sono la via....
DALLA PRIMA LETTERA DI S.PAOLO DELLA CROCE ALLA VEN.LUCIA BURLINI 4 LUGLIO 1748
Dopo il silenzio di tanti anni, ho creduto mio obbligo di gratitudine di visitare con questa mia il vostro spirito ringraziandovi in primo luogo, in Gesù Cristo della grande carità con cui avete assistito ai nostri poveri religiosi abitanti nel sacro ritiro della Madonna del Cerro [ ..] Gesù che è il sommo datore d'ogni bene ricolmi sempre più il vostro spirito della pienezza delle sue grazie e doni celesti, per le fatiche, viaggi ed altri uffici di carità in cui vi siete impiegata per i miei e vostri fratelli in Gesù Cristo.
A Poxoreu nel cuore dal Mato Grosso brasiliano il "Garimpeiro" cerca disperatamente nel fango un piccolo diamante per sopravvivere. Armando Catrana, salesiano perugino, da circa quaranta anni cerca tra immondizie e rifiuti i poveri "per farli vivere".
E' diventato il "mestre" (forse maestro,forse salvatore) di migliaia di giovani disperati con cui ha condiviso fatiche, lotte, speranze, successi, ed insuccessi.
E non ha, a sessantasette anni, nessuna intenzione di perderli di arrendersi.
Sono la sua vita come lui è la loro vita. Vita per vita.
Io l'ho incontrato sulle rive del grande fiume Paranà, tra i senza casa e senza tutto della periferia della cittadina di Tres Lagos nel cuore del Mato, la foresta che non c'è più, tagliata, bruciata.
Solo piccole tracce. L'ho incontrato all'inizio della sua nuova avventura a favore dei ragazzi di strada nell'anno 2003.
Anch'io Salesiano come lui. Anch'io da 25 anni in lotta con la tossicodipendenza e l'alcolismo per salvare altre vite perse o a perdere. Amici, oltre che confratelli.
E' nato così il Centro "Gesù adolescente" oggi, a 3 anni di distanza, oltre 1500 ragazzi hanno un posto sicuro per stare (non la strada), delle scuole per imparare, un mestre e degli educatori per crescere (non morire).
Gli sono stato vicino: ho progettato con lui, ho pregato con lui, ho cercato soldi per realizzare, gli ho avvicinato altre persone per non farlo sentire solo. Ora siamo nella stessa barca.
Non andremo alla deriva.
La guida (Armando) è esperta e fidata e noi a remare siamo in tanti. E tu ? Salirai in questa barca ? T
i condurrò io con la mia corrispondenza, con le mie foto, le musiche brasiliane e la fede nel "MESTRE" unico.
Quel Gesù che disse " sono venuto a cerare ciò che era perduto".
Sulla mia salute e
quanto mi è accaduto, posso attestarle quanto segue:
Il 12 agosto 1998 ho subìto il primo intervento per un
cistoma ovarico, e tutto si è rimesso a posto. Ma lentamente: fino ad agosto del 1999. A questo
punto si era reso necessario un nuovo intervento, che è stato rimandato al 19
settembre, perché era richiesta una gastroscopia, per fastidi che avvertivo al
fianco sinistro. Alla gastroscopia è risultata una grossa ulcera, in un brutto
punto dello stomaco. Per cui, il primario del reparto chirurgia di Carbonia mi
ha parlato di un grosso intervento. Così mi hanno asportato tutto lo stomaco,
insomma l 'apparato digerente.
I miracoli di Gesú venivano dalla fede che avevano in Lui. Era la fede di quelli che credevano nel potere di un uomo di Dio, che suscitava l'intervento straordinario della energia divina che stava nella persona, parole e gesti di Gesú di Nazzareth. Con tutto é anche certo che, in un secondo momento, i miracoli venivano a confermare la fede iniziale come ci dice l"Evangelista Giovanni a relazionare la conversione dell'acqua in vino nelle nozze di Cana " Gesú manifestò la sua gloria e aumentó la fede dei suoi discepoli in Lui."
A tale punto la fede era un presupposto essenziale e condizione
indispensabile per i miracoli che dove Gesú non incontrava fede, come
successe con i suoi conterranei di Nazareth, " non poteva" fare nessun
miracolo. Una o altra volta Gesú ripete alle persone guarite da Lui un
favore prodigioso: "la tua fede ti ha curato oppure la tua fede ti ha
salvato" L'apostolo Pietro fu capace di camminare sulle onde del mare
di Galilea in quanto duró la fede: quando diminuì allora cominicío a
affondare. In certa occasione quando i discepoli tentavano curare un
indemoniato epilettico senza risultato, Gesu attribuí alla mancanza di
fede, e che se questa fosse come un piccolo granello sarebbe stato
sufficiente.
La fede che Cristo voleva come inizio per i suoi miracoli
era una fede nella sua persona come Messia inviato da Dio:
definitivamente, fede nel potere salvatore di Dio poi i miracoli stavano
in relazione diretta con la salvezza proclamanta nella Buona Nuova del
Regno di Dio, presente nella persona e annuncio di Gesú. In ogni
miracolo Cristo proclama che Lui é fonte di vita, speranza e
liberazione per l'uomo, perché il significato piú profondo dei miracoli
del Signore sta nel mistero Pasquale, nella vittoria sulla morte per
mezzo della risurrezione, che é il maggiore dei suoi miracoli. Prima
della morte, Giovanni Battista interroga Gesú sulla sua identitá
messianica e Cristo risponde ricordando la sua dottrina e miracoli: "
i ciechi vedono, gli invalidi camminano, i lebbrosi sono curati, i
sordi ascoltano, i morti risuscitano e ai poveri é annunciata la buona
nuova.
Notiamo che l'annuncio del Vangelo va unito e equiparato alle
cure. Gesú tornava cosí effettivo il programma messianico di liberazione
integrale dell'uomo e uní di forma indissolubile l'evangelizzazione e
la liberazione umana, come segnali di presenza e efficacia salvatrice
del Regno di Dio nella Sua persona. Tale esempio di liberazione ci
indica un cammino di compromesso con la liberazione del dolore del
nostro prossimo in qualsiasi delle sue manifestazioni: malattie, fame,
miseria, ignoranza, oppressione, schiavitú, insomma, qualche cosa
contraria alla volontá del Padre, ragione per la quale il Padre ha dato
tutti i poteri al suo Figlio e Nostro Signore Gesú Cristo per il nostro
bene spirituale e temporale.......
Il cristiano ha nel cuore sempre un grande motivo di gioia: Cristo è risorto, ha sconfitto la morte ed ha dato a ciascuno di noi, sue creature, l'esultanza della nostra vita
A cura di Don Lucio Luzzi Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Cinque secoli prima della venuta di Cristo, il Re di Babilonia (oggi Bagdad) invase Israele e deportò tutta la popolazione in Mesopotamia. Si levò la voce del profeta Isaia che passando tra il popolo lo incoraggiava: "Non temete, ecco il vostro Dio verrà a salvarvi". "... E tu Bethlem non sei la minima tra i villaggi di Israele, perché da te nascerà il Salvatore". Dopo tanta attesa, finalmente arrivò la salvezza.
Una riflessione a cura del Dott. Alberto Rossini( Brasil)- nostro collaboratore
San Giuseppe ha avuto la grazia di vivere accanto al Salvatore e alla sua Madre, la Tutta Santa, e ha ascoltato dalla loro bocca quelle soave parole che bastarono a fargli godere la serenitá e il silenzio interiore quale riflesso della celeste beatitudine.La vita di San Giueppe fu una continua preghiera in compagnia del Re del Cielo in quanto il Figlio cresceva in etá, sapienza e grazia davanti Dio e agli uomini, non si preoccupava delle cose esteriori ma nella misura strettamente necessaria ai bisogni della Sacra Famiglia.
GIOVANNI BATTISTA: IL PRECURSORE DEL NOSTRO SIGNORE
Una riflessione
Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte dimostró una forza degna degli sguardi celesti, nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza é piena di immortalitá come dice la scrittura ( Sap. 3,4) É ben giusto che noi ricordiamo questo precursore del Signore. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporó del suo sangue.
Avvenne a Betlemme, in quella grotta squallida, che la pietà cristiana ha reso sfavillante di luce e piena di attrattiva religiosa, durante le feste natalizie. Maria non la trovò davvero così; neppure il suo sposo Giuseppe; molto meno il bimbo che vi nacque.
Come noi, Gesù dovette sentirsi espulso dalla natura fuori dello spazio vitale, che lo aveva accolto per nove mesi, in un tepore indispensabile al suo sviluppo, in un contesto di primo ascolto, dal quale, nelle ultime fasi, aveva avvertito perfino i sorrisi di Sua Madre, e anche le trepidazioni.
Nel corso dei secoli la Chiesa ha riflettuto sulla cooperazione di Maria all'opera della salvezza, approfondendo l'analisi della sua associazione al sacrificio redentore di Cristo. Giá Santo Agostino aveva attribuito alla Vergine Maria la qualifica di "cooperatrice" della redenzione, un titolo che sottolinea l'azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore. In questo senso si é sviluppata la riflessione, sopratutto a partire dal secolo XV.
Così, alleta di dodici anni, Gesù aveva dimostrato alla madre che i suoi legami con lei dovevano, da quel punto, condizionarsi alle scelte connesse con la sua missione. Adesso toccava a Maria di dimostrare al figlio che quei rapporti li andava intuendo, anche lei, in una maniera assolutamente riservata. Li avrebbe individuati attraverso le confidenze di lui e, forse ancor più, in forza di quel suo conservar tutto ciò che la veniva coinvolgendo, memorizzandolo scrupolosamente per riflettervi sopra, nel medesimo atteggiamento assunto col suo primo fatto. Ci fu uno sposalizio a Cana. Se vi troviamo anche Maria e, con lei Gesù, è naturale che si trattasse di una famiglia del parentato, cioè del clan, al quale appartenevano.Cana era un piccolo centro della Galilea, a poca distanza da Sefforis, da cui, come abbiamo supposto, sembra derivasse il suo casato e da Nazaret, dove adesso risiedeva. Lo scenario è fra i più noti alle attuali letture liturgiche, da poterci limitare ad inquadrarne gli elementi essenziali.
QUARTO DOMINGO DO ADVENTO 22 Dezembro 2013 Uma reflexão
DE NOVO E SEMPRE: NATAL !
São Francisco organizou o presépio na pequena aldeia de Greccio, na noite de Natal, três anos antes de sua morte. Foi uma beleza o bosque naquela noite iluminado pelos archotes trazidos pelo povo daquele lugar e arredores e os frades cantando musicas celestiais ! Celebrou-se a s.missa aí mesmo junto do boi e do burro e das palhas da manjedoura. São Francisco, que era diacono, cantou o Evangelho, com voz doce, clara,forte e sonora. Guardou-se a palha do presépio que era dada aos animais doentes, conseguindo muitas curas, conforme contam as tradições locais. De Greccio o presépio espalhou-se pelo mundo afora e hoje é amado pela Igreja e pelas milhares de familias cristãs para que jamais fique esquecido o Menino de Belém, mesmo o comércio materializando o Natal. É de uma beleza encantadora os presépios populares, onde cada figura quer lembrar alguns dos elementos que aparecem no nascimento do Menino: a manjedora com a palha, o boi, o burro, os pastores com seus carneirinhos, Maria, José e a divina criança, os anjos cantando " gloria a Deus nas alturas" as estrelas brilhando no ceú e lá, numa curva longinqua da estrada, a caravana dos reis magos que se vem aproximando.