Maria, ragazza ardimentosa
Questa ragazza ebrea appare del tutto arbitra delle proprie scelte.
Latteggiamento di Maria, risulta ancora più maturo, al momento della decisione di andare in cerca della parente Elisabetta, nella lontana regione della Giudea.
Vivi ancora o già defunti i genitori, Maria ne doveva far parola almeno con Giuseppe, suo sposo, in ragione degli impegni assunti con lui e in considerazione delle nozze orami imminenti.

Un'immagine di Maria tratta da "Gesù di Nazareth"
Si trattava di cercare una qualche carovana che partisse per Gerusalemme, in occasione della diverse scadenze religiose al tempio; si doveva tener pronto quanto occorresse per affrontare meno disagiatamente, viaggio di andata e ritorno, compresa la permanenza nella città. La giovane gestì l'intera vicenda a titolo personale, o, si limitò con Giuseppe a qualche accenno circa il pellegrinaggio, forse accennando a quei suoi parenti lontani, presso i quali sarebbe rimasta ospite, per del tempo indeterminato. Ma non gli chiese di accompagnarla e partì assieme alla carovana che andava verso il sud.
Al ritorno, dopo tre mesi, non era più possibile nascondere i segni della misteriosa maternità. Almeno a quel punto, avrebbe dovuto farne un cenno al promesso sposo. Egli ne aveva pieno diritto, se in qualche modo, già le apparteneva. La fidanzata ne aveva bisogno più di lui, perché, davanti alla comunità israelitica, quella maternità sarebbe stata addebitata al fidanzato; e questi non ne sapeva nulla...
Maria conosceva perfettamente quale sarebbe stata la risposta dei suoi compaesani. Se il giovane avesse reagito violentemente, a norma della legge e della psicologia maschile ferita, avrebbe potuto attenderne le conseguenze inevitabili: ripudio, disonore e morte per lapidazione...
Le perplessità di Giuseppe confermano che lo aveva lasciato all'oscuro di tutto.
Questo silenzio deve aver suggerito anche a lui la via dell' attesa preoccupata. Ci fu, da parte di lei, il timore di mettere le mani avanti al disegno dell'Altissimo? E nel fidanzato la discrezione sofferta di non chiedere spiegazioni su ciò che lo riguardava direttamente, davanti al pubblico?. Oppure fiducia sconfinata nella sua ragazza, di cui non poteva assolutamente mettere in dubbio la virtù? Come fece, ci domandiamo noi, a non prendere in prima persona l'iniziativa, quando vide che lei continuava a tacere?
Con molta verosimiglianza, "il falegname" di Nazareth deve aver pensato di emigrare in qualche colonia della diaspora ebraica, o a Cipro, o a Cirene o, forse in Egitto, lasciando Maria a casa sua, che desse alla luce il figlio in tutta tranquillità. Lui non ne rispondeva: la sua assenza avrebbe indotto il pubblico a considerare figlio suo il nascituro e così avrebbe salvato la vita di lei e la propria coscienza. Questo atteggiamento merita l'elogio più alto dell'evangelista Matteo, buon levita e, quindi, esperto non solo in materia di appalti (era un pubblicano), ma anche di normative bibliche. A suo avviso, il giovane andava considerato, a pieno diritto, un "uomo giusto" (Mt 1,19). Alla comunità giudeo cristiana, per la quale scriveva l'ex pubblicano, importava, al di là di ogni altra considerazione, che nel racconto della nascita di Gesù vi si potessero riscontrare le basi della fede della chiesa nella divinità del Cristo e, di conseguenza, nella concezione e parto verginale di Maria.
A questo miravano il triplice racconto dei sogni, come richiamo a quelli dell'antico Giuseppe dell'epoca faraonica, e le frequenti citazioni da questo o quel profeta (talvolta a senso, o in chiave allegorica, tipica della scuola rabbinico sacerdotale dell'epoca).
Tutto il resto che accadde, dopo il sogno rivelatore, e che aprì la via alle nozze, non interessava più un gran che allo scrittore ispirato del Nuovo Testamento: riti nuziali, impianto di nuova famiglia, vita religiosa con al centro la sinagoga Nazareth, presenza o meno dei rispettivi genitori, fedeltà al celebrazioni annuali nel tempio di Gerusalemme.
Non possiamo attenderci di più da questi frammenti di una storia sommersa tra i flutti di una documentazione assai più attenta ai capisaldi della fede, che non ai i dati anagrafici della Vergine.
La figura femminile della madre di Cristo si staglia per gradi sull' orizzonte della sua vita, senza assumere mai contorni molto precisi. E' personaggio di sostegno, di cui si può avvertire la presenza nel Vangelo solo a raggio riflesso: il vero ed unico protagonista resta sempre suo figlio con l'azione redentrice, affidata dal Padre soltanto a lui.
Tuttavia, è proprio questa scarsità di particolari biografici che dà maggior risalto al senso di questa sua presenza. Maria esiste solo perché Gesù si affermi. Affermandosi lui, è felice di restare dietro le quinte, a svolgere la parte di chi non si posiziona mai al centro della scena. Non ha un ruolo gerarchico di spicco e, d'altronde, Ella non si autocomprende che come un' "umile serva del Signore" (Le 1, 48).
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Padre Bernardino Bordo, passionista









