Di quale dolore si tratta?
Sulla corda delle angosce create da certo metodo e agganciate agli elementi costituenti la pratica della Penitenza, tocca al Dolore, la seconda delle cinque cose necessarie.
Cominciamo col dire che, su questo, gli equivoci sono stati sempre a portata di mano: di quale dolore si tratta? Non certo di quello sensibile.
Ma, allora, esiste davvero un dolore spirituale? Esiste la presa di coscienza di aver fatto del male, cui consegue un rammarico che chiamiamo dolore dei peccati. Ma dolore vero e proprio non e', né sensibile, né psicologico., perché non si rivela con i fenomeni tipici della sofferenza, nel senso ovvio.
Per questo motivo, uno resta perplesso e confuso, nel constatare che la perdita di diecimila lire, o un graffio alla macchina nuovissima, ti genera un'angoscia tremenda, e capire di aver peccato, di avere offeso Dio non causa nulla che si avvicini a quella sintomatologia...
Dispiace di avere offeso un Padre tanto buono; anche, perché no?, di aver rischiato i meritati castighi; ma dentro non si sente niente...Talvolta si avverte, è vero; ma dipende dallo stato psicologico in cui uno si trova, più che dal senso di colpa. Difatti capita di sentire tanta pena per una caduta da nulla; poi, magari, una colpa assai più grave non ti lascia niente dentro... E' successo che una non aveva coraggio di accostarsi all'Eucaristia per una sfuriata con il marito, senza peraltro aver superato certi limiti e poi non provava alcuno scrupolo a farlo, nello stato di seria discordia con la suocera...
Pertanto, quando vi interrogate se avete, o no, il dovuto dolore dei peccati, non fate un discorso tanto lungo; anzi non fatelo per niente. E mi spiego.
Se uno cerca il sacramento della Penitenza, è segno evidente che vuole togliersi dallo stato di colpa, o più esattamente, vuole ottenere la, grazia sacramentale della Conversione, cioè di correggersi da questo o quel difetto. D'accordo, fin qui? Se questo è vero, va da sè che quel tale non ama la colpa, quel peccato, quella abitudine disdicevole. E, se non l'ama, è chiaro che ha il dolore necessario per accostarsi alla Penitenza.
Era, su per giù, il ragionamento della mente più vasta, che si sia mai vista, fra i Passionisti: il P. Imeneo Pontremolesi di Capranica (+ 1945). Ai giovani sacerdoti, che preparava alle Missioni, diceva con vigore: Se viene al confessionale un uomo, e vi risulta che lo fa di spontanea volontà assolvetelo assolutamente perché ha le dovute disposizioni.
Insegnare questi criteri, a quei tempi era un'audacia pericolosa...
Venendo alla nostra conclusione, cerchiamo di semplificare la cosa.
Chi vive l'impegno spirituale, si trova in una costante disposizione di rifiuto al peccato e questo solo basta, anzi è tutto...
Coltiviamo questa disposizione, non solo in occasione che ci accostiamo alla Penitenza, ma sempre.















