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IL PRODIGIO DELLA  EUCARISTIA


Una riflessione a cura del Dott. Alberto Rossini( Brasil)- nostro collaboratore
Una persona che credesse nella divinitá del Nostro Signore Gesú Cristo e avesse accompagnato la sua passione, morte e resurrezione e anche assistito alla sua Ascensione al Cielo, bene potrebbe domandarsi se era ragionevole e coerente che Lui lasciasse la terra senza qualche forma di rimanere fra gli uomini, da Lui redenti. Non esiste nel vocabolario umano parola adequata per esprimere l'insondabile amore di Dio per le sue creature, levando al punto di integrare il suo figlio unigenito affinché avessimo la vita eterna.( Giov- 3.16 ) anche se immersa nel peccato e, pertanto, nella sua inimicizia. ( Rom 5.8 )
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Ovviamente sarebbe eccessivo affermare che la Redenzione e la Croce impongono a Dio, in rigore di logica, l'istituizione della Sacra Eucaristia, ma tutto supplicava affinché Gesú Cristo incontrasse una divina soluzione mediante la quale dovesse stare sempre in cielo, nel trono della gloria che gli é dovuto e allo stesso tempo accompagnasse qui in terra, passo a passo, la via dolorosa di ogni essere umano, fino al momento estremo nel quale ognuno dicesse: "Consummatum est "  Questo convivio meraviglioso si fa per mezzo della Eucaristia, infinito prodigio di misericordia, che solo l'intelligenza divina potrebbe realizzare. In tutti i locali del mondo intero Lui sta presente: nelle cattedrali opulenti, nelle povere chiese, nelle cappelle.....nel petto di ogni comunicante presente con tutta la gloria del Tabor, tutta la sublimitá del Colgota, tutto lo splendore della divinitá, nei piccoli sacrari e in tutti gli altari. 
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Frattanto come é triste considerare le lunghe ore e giorni che Lui passa a essere adorato dalla Madonna, la sua e nostra madre, per i santi e gli angeli del cielo come divino prigioniere fra le gradi di oro, abbandonato per questa umanitá assente e distante aspettando che qualcuno lo venga a visitare ! Per poco che pensiamo in questo, la nostra anima non puó lasciare di trasbordare di riconoscimento, e gratitudine per tutto quanto il Nostro Signore ha operato nella sua ultima cena con gli apostoli.  Tutto il dono divino é concesso agli uomini alla richiesta di Maria e non ci é dubbio che abbia implorato al suo Figlio l'istituzione della Sacra Eucaristia.
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I Padri della  Chiesa hanno visto nella supplica di Cana: " ...non hanno piú vino." ( Giov. 2,3 ) l'espressione di una secreta speranza di essere quello il momento di riconoscere la sua divinitá e manifestare il suo amore per noi. Dobbiamo, pertanto, ringraziare la Madonna su questo divino fatto,  a Lui che ci ha concesso questa grande grazia e alla Madonna,  mossa dalla grazia,  che ha chiesto a Dio e ottenuto per noi questo favore ineffabile che trascende la nostra inteligenza umana........
DOTT alberto ROSSINI
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WEGE DES GEISTES

"Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello?"

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XXIV domenica del
Tempo Ordinario


Anno A

"Signore, quante volte
dovrò perdonare al
mio fratello?"


PENSIERO DELLA DOMENICA
+ VIDEO CORRELATO
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Un giorno Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “...non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. Continua Gesù ad andare contro corrente. La parola perdono è inconcepibile e in contrasto con la legge mosaica del Taglione (occhio per occhio, dente per dente). Pietro propone al Cristo la sua intenzione di poter perdonare addirittura per sette volte. E Gesù con provocazione gli dice: “...devi avere il  coraggio di perdonare settanta volte sette...”. Era un calcolo impossibile da fare a quei tempi, dove analiticamente si conteggiava numero per numero. Gesù ha usato una espressione aramaica per dire “Devi perdonare all’infinito!”.
 

Preghiere

Preghiera dello spretato

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Preghiera dello spretato

Signore, io sono uno spretato.
Sono uno di quelli che con Te hanno avuto una dolce amicizia.
Quante volte abbiamo mangiato insieme e parlato di cose celestiali!
Quante volte abbiamo visitato insieme dei poveri relitti umani o carcerati, o
condannati al letto, o in preda alla disperazione!