Paganesimo antico o irreligiositá moderna?
Se consultiamo la storia umana e consideriamo le condizioni religiose e morali del mondo pagano, notiamo subito che tali condizioni erano molto più gravi e più tristi di quelle che constatiamo ai nostri giorni. Dal lato religioso é notissimo che il concetto dell'unico vero Dio e che il culto a Lui era, pressoché, scomparso nei popoli che possedevano una divina rivelazione, sostanzialmente inalterata. Nella vecchia Roma, come in Grecia, i miti idolatrati non si limitavano più a divinizzare gli elementi della natura, ma esigevano anche altari, tempi agli Dei, che personificavano il vizio e le passione anche più vergognose.

oltanto
alcuni individui, dotati di grande ingegno intellettuale,avevano saputo
elevar-si al di sopra con il loro pensiero dalle false cosmogonie
professate nei miti più antichi e erano giunti, confusamente al concetto
di un Dio supremo e reggitore di tutte le cose. Ma il loro sapere era
rimasto come rinchiuso come un tesoro, accessibile solo a pochi
privilegiati discepoli, senza che il patrimonio della verità contenuta,
mista con errori non pochi nella loro dottrina, potesse di qualche modo
influire sulla mentalità religiosa e morale dei loro popoli. Se dal
campo della pura religione trasportiamo il nostro rapido esame su quello
morale, abbiamo dati sufficienti per poter concludere che la moralità
pubblica e privata, come teoria e pratica, era però scesa a un livello
molto e molto basso.
La schiavitù era diffusa in tale misura che la
maggiore parte della umanità ne subiva il peso e la vita sociale era
così ordinata su questo sistema che nella stima comune, la schiavitù,
era ritenuta come conseguenza necessaria del diritto naturale. Se si
pensa che nei giochi del circo, in cui venivano sacrificati migliaia di
gladiatori: se riflettiamo alle condizioni inumane in che erano soggetti
gli schiavi abbandonati all'arbitrio crudele dei loro padroni: se
consideriamo con quali principi potevano crescere le nuove generazione,
di cui l'educazione era affidata agli schiavi, solo allora il quadro
della vita morale di quel tempo ci appare nella sua concreta realtà.
Cosa dire, poi, della moralità scarsa della istituzione sacra del
matrimonio e delle famiglie Sappiamo che era ammesso dalle leggi
romane la dissoluzione del matrimonio:molto facile e comune era la
pratica della poligamia: intanto la vita oziosa offriva ai ricchi e
benestanti larghe possibilità e frequenti occasioni di tutte quelle
forme di immoralità che più si riscontrano là dove all'ozio se unisce
la ricchezza insieme alla potenza e alla ignoranza. Come corollario
pratico di simili principi ne deriva il disprezzo per la missione sacra
della maternità ,il nessun rispetto per il diritto alla vita dei figli
nati o nascituri e il costume invalso in certe ignobili matrone che
contavano i loro anni dai mariti di che si erano divorziati.

Una piaga
che insanguina l'augusto seno della nostra Madre Chiesa é, oggi,
l'irreligiosità di tanti suoi figli. Una buona parte dei cristiani
vivono come se non appartenessero a nessuna religione, tanto meno alla
religione cattolica. Questi cristiani si vantano di essere tali e non
operano che da increduli e pagani involti fra i vizi e le virtù, vivono
una vita effeminata sotto il vessillo della Croce. Non si brama altro da
certi cuori che non sanno cosa sia amore vero, puro e santo, che si
vantano dell'amore bestiale, sensuale, pieni di desideri impuri, di
progetti libidinosi così come porci che anelano al fango. Aveva quindi
ragione Pitagora di dire a un giovane che amava stare di più come le
donne che coi filosofi ( Anche i porci amano stare di più nel fango che
nell'acqua pura) non guardano altro sia privato che pubblico, sia in
casa o fuori, figure oscene e nudità licenziose più che libera.

Non si
fa altro che ingolfarsi in tali sporcizie e brutture, spettacoli e
balli, orgie e lussurie. Ora abbiamo la luce a illuminarci e uscire
dalle tenebre che offuscano il nostro spirito. Abbiamo un rito
religioso, quello che c'insegna la chiesa seppure con dolore possiamo
dire che é minor male il paganesimo antico che la irreligiosità
moderna. É minor male il paganesimo antigo, anche se in esso troviamo
una marea di male sopra descritto, in quanto possiamo ammettere una
certa ignoranza involontaria di tutto quello che essi facevano e quindi
degno di compatimento. Non così possiamo dire della irreligiosità
moderna che é un male peggiore. Oggi abbiamo la grazia, abbiamo i
sacramenti, santi e sublimi insegnamenti della Chiesa de Nostro Signore,
abbiamo un apostolato molto vasto,che con le sue molteplici forme e
carismi, concede ai cristiani di conoscere sia il bene che il male. Non
nego che anche i pagani non conoscevano i mezzi per distinguere il bene
dal male, ma essi non avevano la luce necessaria per vincere il male,
quindi é sempre minor male della irreligiosità moderna , poiché i
cristiani di oggi conoscono molto bene i mezzi per vincere il male e che
lo spirito santo ci indica il cammino, la verità e la vita.