DALLA PRIMA LETTERA DI S.PAOLO DELLA CROCE ALLA VEN.LUCIA BURLINI 4 LUGLIO 1748
Dopo il silenzio di tanti anni, ho creduto mio obbligo di gratitudine di visitare con questa mia il vostro spirito ringraziandovi in primo luogo, in Gesù Cristo della grande carità con cui avete assistito ai nostri poveri religiosi abitanti nel sacro ritiro della Madonna del Cerro [ ..] Gesù che è il sommo datore d'ogni bene ricolmi sempre più il vostro spirito della pienezza delle sue grazie e doni celesti, per le fatiche, viaggi ed altri uffici di carità in cui vi siete impiegata per i miei e vostri fratelli in Gesù Cristo.
DON TONINO BELLO: NON UN MITO, MA... UN MITE ( Il Vescovo don)
Sono cresciuto in Parrocchia con le tue canzoni in mezzo alla mia gente e ai miei ragazzi. Le ho suonate sempre con la fisarmonica. Verresti a un mercoledì di Quaresima che faccio con i giovani della Diocesi nella Cattedrale di Molfetta? Fu questo il mio primo incontro telefonico con il Vescovo don. Dissi di sì e partii, allora, con la mia chitarra prendendo un aereo per Bari. Arrivato a Molfetta, mi venne ad aprire un bambino. Non era o meglio era uno dei piccoli figli che il Vescovo don ospitava nella sua casa Vescovile: famiglie senza casa o disagiate.
Se non fossi... caduto, per qualche giorno, dentro una casa di fratelli malati, l'AIDS, forse, sarebbe ancora un pensiero tanto lontano da me. Per qualche anno qualcuno ne ha parlato per vendere i suoi prodotti preventivi e ... preservativi da questa malattia. Riservata a drogati o omosessuali nell'immaginario comune, si na¬sconde invece dentro le case, nell'intimità, nella società, tra la gen¬te di cultura e tra i più sprovvisti umanamente, tra gli spacciatori o tra i turisti del piacere e delle avventure, tra persone inimmaginabili. Genitori che si contagiano tra loro per ignoranza o per incoscienza, giovani ingannati e usati. Come ha detto Papa Benedetto per l'Africa: non basta il profilattico a salvare dall'Aids. E ha pienamente ragione, p perché il problema riguarda la formazione totale dell'uomo e i comportamenti morali e umani che ne derivano per il bene stesso di ogni a persona.
Il Figlio dell'uomo ha il
potere di perdonare i peccati
PENSIERO DELLA DOMENICA
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In queste domeniche del Tempo Ordinario, in attesa dellinizio alla preparazione per il grande evento della Resurrezione, la Liturgia ci presenta Gesù attivissimo, nelle sue giornate, a fare del bene e dimostrare concretamente, con i miracoli, che Lui è veramente il Messia, il figlio di Dio fatto uomo.
E attorniato dalle folle, tutti lo vogliono avvicinare e i bambini, a gara, cercano di saltargli sulle ginocchia per ottenere una carezza, una benedizione.
Fanno tenerezza gli Apostoli che si danno da fare in tutti i modi per frenare la calca e strillano Calma, calma, non spingete... concorrendo, forse anche loro, indirettamente, alla confusione!
Che fare? Resistere ancora all'impeto che non riesce più a contenere e tende a sollevarla in alto, in direzione di un Crocifisso a dimensione naturale?
Chi conosce S. Paolo della Croce fondatore dei Passionisti, considerato uno dei più esperti maestri della vita spirituale della Chiesa, deve aver necessariamente conosciuto il nome di Lucia Burlini, fra la vasta costellazione delle anime dirette da lui.
Lucia visse con lo sguardo e il cuore incessantemente rivolti allo sposo Crocifisso. Stupenda e fraterna la sua relazione con i Passionisti del ritiro del Cerro nel comune di Tuscania.
Quando essi vi giunsero, non trovarono nulla in casa.
A San Paolo della Croce, che, dopo aver condotto il gruppetto di Religiosi si accingeva a ripartire per prepararsi alla imminente Missione di Viterbo, il superiore rivolse il lamento che li lasciava soli, in tanto disagio.
" GESU' IN PERSONA SI ACCOSTO' E CAMMINAVA CON LORO"
" GESU' IN PERSONA SI ACCOSTO' E CAMMINAVA CON LORO"
ESEGESI DEL TESTO
La liturgia ci presenta il racconto più umano e commovente della giornata della Risurrezione di Gesù; /apparizione ai due discepoli che vanno ad Emmaus. Luca lo ha ricavato dalla catechesi delle comunità protocristiane della Giudea e lo ha trasmesso nel suo stile consueto. Dal lato esegetico, va notato che l'episodio comprende un viaggio da Gerusalemme ad Emmaus, pieno di tristezza, e un ritorno a Gerusalemme nella gioia del Risorto, incontrato e visto con i propri occhi. Al centro si piazza il dialogo fra Cleopa (Cleopatro) e il Risorto. Questi si é avvicinato come ogni altro viandante più in fretta: non li ha spaventati: E ' stato a sentirli; eppoi con una dissimulazione graziosa, finge di non conoscere la propriastoria... Li provoca, con questo sistema, ad un tipo diverso di riflessione messianica, che sulla bocca dei due era ancora in prospettiva politica, mentre in Lui è gloria da conquistare mediante la sofferenza.
RIFLESSIONI
1. Gesù cammina sempre insieme a noi, perché anche noi,
dal battesimo, camminiamo nella luce della Risurrezione. Non percepiamo a
livello sensoriale questa luce e, di conseguenza, nemmeno questa sua
presenza itinerante. - Ciò spiega (in qualche modo),perche ci vengano di
continuo dubbi sulla fede. Siamo pronti a discacciarli? Anche a
servircene come punto da cui partire per ricerche che ci permettano di
approfondirla?
2."Tu solo sei così forestiero da non sapere ciò
che è accaduto. Una domanda che equivale ad un rimprovero, come ad uno
che non sa rendersi conto di una cosa assai importante. Non ci è
capitato di farla anche noi al Signore, quando ci andava male e
pensavamo che lui non se ne curasse? Che temerita, la nostra!
3. Gesù dice che la sua Passione gli era stata necessaria per entrare nella sua gloria". Ed era sua, già ab aeterno. Quella del cielo non è nostra e vorremmo entrarci senza condividere
questa sua Passione...Eppure un'esperienza personale, certamente
raggiunta, alla scuola di S.Paolo d.C.,ci dovrebbe aver convinto che la
croce pesa di meno, qualora si sa prenderla per amore di Cristo e in unione con lui.
4. Allo spezzare il Pane, gli occhi dei due discepoli si aprono e riconoscono che quel viandante misterioso è Gesù. Nell'eucaristia, anche a noi si aprono davvero gli occhi, per
una conoscenza progressivamente sempre più luminosa del Salvatore e del
nostro rapporto personale con lui? Con tante comunioni e tante messe
dovremmo aver raggiunto la gioia dei due che tornano ad annunziare il
Risorto ai colleghi in Gerusalemme. Se anche senza tutto quel tripudio,
almeno con impegno costante.
Vocazione.
E' la parola che dovresti amare di più.
Perchè è il segno di quanto sei importante
agli occhi di Dio Dio.
E' l'indice di gradimento, presso di Lui,
della tua fragile vita.
Si, perchè, se ti chiama, vuol dire che ti ama.
Gli stai a cuore, non c'è dubbio.
In una turba sterminata di gente
risuona un nome: il tuo.
Stupore generale.
A te non aveva pensato nessuno.
Lui si!
Nelle parabole dedicate alla misericordia Gesú rivela la naturalezza di Dio come un padre che
mai si dá come vinto, in quanto non ha dissolto il peccato con la sua
compassione e misericordia. Conosciamo queste parabole: la pecora smarrita, la
moneta persa, il figliol prodigo(Lc
15.1.32)In queste parabole Dio é
presentato sempre pieno di allegria e sempre perdona.In queste parabole incontriamo il nucleo del
Vangelo e della nostra fede perché la misericordia é presentata come una forza
che tutto vince, riempie il cuore di amore e consola con il perdono. Gesú
annunzia che il padre é misericordioso e per questo usa parabole per bene
intendere chié Dio.
Nella mente di molti Don Giosy è un prete che passa notte e giorno a suonare la chitarra e a comporre canzoni. Spesso che mi incontra nella vita di tutti i giorni...dice: «ma la chitarra dov'è?». La chitarra, sta molto a casa, a riposo, e ha una parte relativa nella mia vita.
Chi poi mi incontra ai concerti, pensa spesso a un uomo di copertina e di successo.
E qui vi dirò, che mi viene molto da sorridere. Scrivere canzoni, lavorare mesi in sala d'incisione, cantare e comunicare sul palcoscenico, stringere mani, guardare occhi, rispondere al telefono e al cellulare e su Internet, accogliere tanti sms, ecc... Sono tutte voci del verbo "essere uomo e prete. Un giornale mi ha accusato di "cantare come dico Messa". Ho fatto i complimenti al giornalista. Magari riuscissi a rendere il mio cantare una S. Messa, un prolungamento di essa. Sarei felice se il mio cantare accendesse una piccola scintilla di Dio.
Così, alleta di dodici anni, Gesù aveva dimostrato alla madre che i suoi legami con lei dovevano, da quel punto, condizionarsi alle scelte connesse con la sua missione. Adesso toccava a Maria di dimostrare al figlio che quei rapporti li andava intuendo, anche lei, in una maniera assolutamente riservata. Li avrebbe individuati attraverso le confidenze di lui e, forse ancor più, in forza di quel suo conservar tutto ciò che la veniva coinvolgendo, memorizzandolo scrupolosamente per riflettervi sopra, nel medesimo atteggiamento assunto col suo primo fatto. Ci fu uno sposalizio a Cana. Se vi troviamo anche Maria e, con lei Gesù, è naturale che si trattasse di una famiglia del parentato, cioè del clan, al quale appartenevano.Cana era un piccolo centro della Galilea, a poca distanza da Sefforis, da cui, come abbiamo supposto, sembra derivasse il suo casato e da Nazaret, dove adesso risiedeva. Lo scenario è fra i più noti alle attuali letture liturgiche, da poterci limitare ad inquadrarne gli elementi essenziali.
L'immagine di cui si serve la donna, incapace di tenere soloper sé le emozioni che stava provando, tende
a corporeizzarsi, ?no a raggiungere la tenerezza allo stato puro, tipico dei
momenti estatici.
Del discorso di Gesù, come si è detto, non cè da giurare
che avesse compreso i contenuti più profondi; dei miracoli poteva aver ammirato
la straordinarietà; ma del fascino arcano che si sprigionava dalla sua persona
nessuno, in quella occasione, era rimasto dolcemente ferito più di lei.
Una riflessione Sono parole pungenti uscite dalla bocca dell'anziano Simeone rivolte a Maria. Affermazione che nel suo contesto non si richiama solamente alla Passione di Gesú Cristo, ma anche al suo ministero, che provocherá una divisione del popolo di Israele e pertanto un dolore intimo di Maria. Nel corso della vita pubblica di Gesú, Maria sperimentó la sofferenza per il fatto di vedere Gesú, suo figlio tanto amato, essere rifiutato dalle autoritá del popolo e minacciato di morte.
26° Domingo do Tempo Comum 28 Setembro 2014 Uma reflexão
A liturgia desse domingo de tempo comum deixa claro que Deus chama todos os homens e mulheres a empenharem-se na construção desse mundo novo de justiça e paz que Deus sonhou e que quer propor a todos as pessoas. Diante da proposta de Deus não podemos assumir duas atitudes: ou dizer "sim" a Deus e colaborar com Ele ou escolher caminhos do egoismo, comodismo e isolamento. A palavra de Deus nos exorta a um compromisso sério e coerente, um compromisso que signifique um empenho real e exigênte na construção de um mundo novo de justiça, fraternidade e paz.