La sua vita emotiva
Maria, per le felici ripercussioni dellimmacolato concepimento, che vita emotiva ebbe? Certamente intese tutto il suo mondo interiore far perno costante su colui che la mente illuminata da raggio superno le faceva vedere come il bene, lamore per essenza.
Se, ora, volessimo scoprire di quali armonie riservate potè usufruire il suo cuore di donna, dovremmo cominciare col prendere nota del fatto che amò come ogni altra madre il suo figlio, come ogni altra sposa lo sposo; amò parenti, amici, conoscenti, tutti; amò il creato nelle sue varie manifestazioni di grandezza e semplicità, ancora così lontane dal degrado ecologico moderno.
E, tuttavia, nessun amore terreno riuscì a distrarla dal suo unico vero amore.
Anzi deve esserle costantemente apparso come gradino per elevarsi ad esso, o, se si vuole, palestra dove dimostrare al Signore che il suo amore per Lui, si attuava nellamore e nel servizio di chi gli poneva accanto.
Evidente che unaprirsi così radioso alla realtà creata e, di conseguenza al creatore, sia avvenuto per gradi, seguendo l'evoluzione ordinaria della sua personalità nonché dei suoi mezzi di accertamento e di valutazione.
Vi deve aver influito la prassi religiosa ebraica con i suoi riferimenti biblici, agevolando questa sua esperienza, a mente libera da ogni specie di oscurità prodotta da passioni disordinate, e da tutto ciò che, in un modo o in un altro, rimanda alla colpa d'origine, della quale era esente.
Più in là non ci permettiamo d'inoltrarci, per non dare spazio a congetture arbitrarie.
La figura della madre di Gesù si deve affermare davanti al nostro sguardo, come una di quelle che Michelangelo ha dipinto sulla volta della Cappella Sistina.
Proprio l'impossibilità di fissarne troppo da vicino i particolari morfologici e il risolversi dei passaggi cromatici da una superficie all'altra le rende più imponenti. Oppure, se siamo iniziati alla musica classica, come i concerti di Corelli, Vivaldi, Tartini, dove con un minimo di parti in contrappunto si ottengono effetti non inferiori a quelli delle sinfonie tedesche dell'ottocento.
Il paragone non è irriguardoso: Maria è sempre al di là di ogni raffigurazione iconografica, di ogni espressione dell'arte.
Don Lucio Luzzi










